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    October 04

    Tinakrius - The Black Hole Mind




    E' con notevole ritardo che questa recensione viene pubblicata rispetto alla data d'uscita del disco in oggetto, e anche se ai più potrà sembrare stucchevole, non posso esimermi dal porgere ai Trinakrius tutte le scuse del ca... so. Più che un mea culpa, ciò che vado a recitare è un atto di dolore, in quanto l'accantonamento (involontario) di questo The Black Hole Mind si è mostrata mossa assai poco furba dato che ci troviamo davanti ad un signor disco. Già con Sancta Inquisitio il gruppo siculo aveva mostrato ottime potenzialità confezionando un album di sicuro spessore e dal notevole effetto sulla scena heavy/doom nostrana; ebbene, con questo nuovo lavoro possiamo dire che i Trinakrius hanno fatto il botto.

    Accolto tra le fila il nuovo cantante Flavio Rezza, i Palermitani hanno puntato su un sound sì sulfureo ma notevolmente irrobustito nelle trame ritmiche tramite sferzate di heavy metal ottantiano di grande impatto; la pletora di influenze del gruppo è ora riconducibile, oltre ai soliti Black Sabbath, Trouble, Candlemass e compagnia opprimente, a grandi act come Judas Priest e Iron Maiden. Il risultato è un album più vario nel songwriting, più "arioso" nelle atmosfere e più personale nelle costruzioni armoniche e nelle scelte melodiche attuate. Un esempio lampante è presente già nelle prime due Mad e Torment, che alternano momenti incentrati sulla costruzione di un buon groove e di un tessuto sonoro solido ed oscuro a cambi di tempo e accelerazioni che evidenziano la robustezza della sezione ritmica formata da Claudio Florio e Flavio Russo e la varietà espressiva del giovane singer, autore di una prestazione davvero sugli scudi. Notevole anche il lavoro di Francesco Chiazzese, tanto decisivo alla chitarra quanto prezioso alle tastiere: Little Angel (Samuel's Theme) e soprattutto Raptus -pezzo migliore del lotto per chi scrive- beneficiano infatti di arrangiamenti di prim'oridine e rifiniture melodiche ampiamente azzeccate. Entusiasmanti chiaroscuri di chitarra vanno invece a crearsi in seno al rifferama deciso e ficcante che caratterizza pezzi più granitici come Killerotomia o Mental Devastation, testimoni tra l'altro della buona potenza che il combo siciliano riesce a sprigionare anche in virtù di una registrazione davvero di alto livello, in grado di donare all'album un suono che, prendendo le mosse dalle classiche produzioni ottantiane, si porta agilmente in territori più attuali. Illuminante in tal senso è la voce corposa e graffiante della sei corde e la devastante sinergia rullante-grancassa, sempre in primo piano e sempre decisiva nell'economia del sound dei Trinakrius.

    A livello lirico, The Black Hole Mind si configura come una sorta di esplorazione del disagio mentale, e la sequenza dei titoli presenti nella tracklist si rivela da subito indizio rivelatore. Da Between Light And Madness ad Insane Society il "buco nero" va ad espandersi sempre di più per eludere le barriere fisiche di una sola mente ed allargarsi all'intera società. In questo senso la scelta della cover di chiusura non appare per nulla casuale: trattasi infatti del classico dei classici Paranoid, di cui anche le pietre conoscono il testo, quindi mi sembra inutile stare a pontificare sulle presunte ragioni di tale "adozione". Ciò che invece preme dire e chè, a discapito di un'ottima esecuzione, emerge un fastidioso vizio di forma che può essere visto come il classico pelo nell'uovo: la pronuncia di Flavio. Se tale aspetto può passare inosservato negli otto pezzi precedenti, è proprio nell'ultimo che assume proporzioni quasi irritanti in quanto la notorietà della canzone è tale che all'atto di canticchiarsela in mente vanno a crearsi enormi dissonanze tra la pronuncia originale e quella dei Trinakrius.

    Morale della favola: Flavio Rezza a ripetizione d'inglese e tutti gli altri a procurarsi The Black Hole Mind, e tutti vissero felici e contenti...
    ... Fino al prossimo capitolo.

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