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August 14 Iced Flames - Demo![]() I am the king of iced land... In un'epoca musicale come quella che stiamo vivendo, periodo di eterna transizione, processo mai completato di passaggio dal "vecchio" al "nuovo", situazione che contrappone l'ormai consoleta concezione ottantiana di heavy metal ad un concetto di modernità ancora non precisato e perfezionato (gli anni '90 in fondo non sono stati così rivoluzionari), c'è ancora chi emerge dalla bruma armato di chitarre e spadoni per raccontare di lande incantate, epiche battaglie e bestie mitologiche, andando a rimpolpare la già nutrita letteratura fantasy che caratterizza uno dei filoni metal più seguiti di sempre: quello dell'epic/power. In effetti, "emerge" non è neanche l'espressione giusta; sarebbe meglio dire "cerca di emergere" in quanto ci troviamo davanti ad un neonato gruppo barese, fiero appartenente di quell'underground metallico italiano in cui si sgomita e si urla per far sentire la propria voce e promuovere la propria musica, con buona pace di tutti quelli che vorrebbero che "underground" debba far rima a tutti i costi con "novità". Scordiamoci quindi innovazione o modernità, ciò che gli Iced Flames offrono in questi quattro pezzi è passione, sudore, grinta e determinazione. Manowar, primi Helloween, Iron Maiden, Virgin Steele e tutto il resto della vecchia guardia metallica cosituiscono la gabbia dorata entro la quale i nostri muovono i propri passi, uno spazio che all'ascolto del demo pare in effetti assai angusto allorchè ci si imbatte in una serie di ritmiche eternamente uguali a sè stesse, un fardello di riff invero assai scarni e melodie che puzzano di già sentito: a primo acchitto tutto ciò potrebbe sembrare un problema insormontabile, ma se si pensa che band ben più blasonate degli Iced Flames campano di tutto ciò da più di qualche lustro, si giunge all'inevitabile conclusione che le asperità in cui annaspano i quattro pugliesi sono ormai congenite e sintomatiche di un genere che ormai ha detto tutto ciò che c'era da dire e che continua a dirlo soltanto perchè ha buoni polmoni. Ma come suonano gli Iced Flames? A noi verrebbe da dire "modestamente bene", ma bisogna tenere conto che l'ascolto del loro lavoro è inficiato da una produzione leggermente scadente. La voce del singer Sergio Cisternino (a cui bisogna riconoscere una timbrica meravigliosa) risulta infatti troppo in primo piano e finisce per schiacciare gli altri strumenti, e a risentirne sono soprattutto la chitarra di Gennaro Di Gennaro (no, non ho ripetuto due volte lo stesso complemento di specificazione), a cui va comunque una tirata d'orecchie per un sound che nelle ritmiche si fà decisamente anonimo e poco incisivo, e il basso di Antonio Fornabaio, la cui prestazione "harrisiana" avrebbe meritato più spazio in modo da riempire un suono che in molti frangenti manca di corposità e potenza. La batteria di Francesco Loconte dal canto suo, si dimostra quadrata e potente, ma i suoi pattern paiono eccessivamente statici e monotoni laddove a nostro parere servirebbe una maggiore propensione dinamica e, perchè no, fantasia. I pezzi che compongono il platter risentono inevitabilmente di questi aspetti e finiscono per appiattirsi in strutture e schemi che sfiorano la banalità, ma che si tengono lontani dalla tronfia pomposità in cui molte volte si crogiolano band di questo tipo: se c'è un merito da riconoscere agli Iced Flames infatti è quello di saper andare dritti al sodo senza troppi fronzoli, attitudine questa su cui bisogna lavorare per ottenere risultati migliori, risultati che paiono dietro l'angolo ma che bisogna lavorare per ottenere. Un pizzico di personalità e fantasia in più, un'aggiustata al sound e il gioco è fatto. Per questa volta, rimandati. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://ilmentalista.spaces.live.com/blog/cns!4C3A2D39CBCDBE4E!1020.trak Weblogs that reference this entry
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