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    July 10

    Figo dopo il barbiere

     
     
    Credo di interpretare il pensiero di molti uomini se dico di sentirmi molto figo appena uscito dalla bottega del barbiere. Oddio, la parola 'figo' mi fa rabbrividire e trovo che il suo sinonimo 'ganzo' sia molto più simpatico, ma 'figo' fa più al caso mio. Sono davvero molto figo quando esco dal barbiere.
    In genere non ci vado spesso, circa una volta ogni due mesi, perchè i capelli me li faccio tagliare corti e me li faccio crescere ogni volta fino a fargli raggiungere un' insopportabile lunghezza media, quella misura ibrida che ti fa venir voglia di strapparteli dalla testa uno per uno tanto diventano ingestibili. E poi ogni seduta dal mio barbiere è un vero supplizio perchè dura tanto, troppo per uno come me. Se sono fortunato e ci arrivo all'orario di apertura, risultando uno dei primi, allora mi sbrigo in un'ora e mezza circa. Altrimenti potrei non tornare per pranzo. Ma è un giusto prezzo da pagare perchè quando esco sono davvero molto figo. Il rumore dell'infinito sforbiciare, l'odore del dopobarba e del gel per capelli, il calore del phon e il freddo dell'acqua con cui ti fanno lo shampoo, il dotto ciarlare in dialetto degli avventori, tutte cose che mi scivolano addosso senza destare la minima attenzione perchè quando entro nella bottega del barbiere non penso. Mi siedo sui bassissimi divanetti blu in attesa del mio turno, guardandomi le ginocchia (non immagninate quanto siano bassi quei divanetti) o sfogliando le pagine dell'abusato 'Cronaca Vera'. Ovviamente non leggo, mi limito a guardare le figure. Ogni tanto mi sorprendo nel vedere la foto di una donna nuda o seminuda accostata ad un titolo del tipo "Rapisce il figlio ricattando la madre malata"... Una volta o l'altra mi deciderò a leggere qualcosa. Quando finalmente tocca a me, mi lascio guidare come un automa dal divanetto alla zona shampoo (perchè l'acqua è sempre troppo fredda o troppo calda?) e successivamente alla tanto agognata sedia rotante, dalla quale potro vedere nello specchio la mia immagine che sforbiciata dopo sorbiciata acquisisce sempre maggior appeal. Perchè quando uscirò da quella porta sarò molto più figo di quando ci sono entrato. Frequento lo stesso barbiere da sette anni ormai e mi faccio sempre lo stesso taglio, ma la domanda del buon Nino Coiffeur è sempre la stessa: "come li facciamo i capelli?". Corti, in avanti, un pò spettinati, e come se no? Non vorrai certo conciarmi come uno dei tuoi assurdi poster esposti in vetrina, caro Nino. Le architetture post-futuristiche impiantate sullo scalpo non mi interessano, voglio solo essere figo col mio "nuovo" taglio quando esco di qui. E credetemi, quando esco di lì sono davvero molto figo. Il motivo per cui dopo anni di fedeltà a Saverio ho deciso di cambiare e passare a Nino è stato si il fatto che il secondo ha aperto bottega a due passi da casa mia, ma soprattutto perchè ho visto un suo biglietto da visita: sulla sinistra un uomo, sulla destra una donna e nel centro la scritta "Metamorfosi by Nino Coiffeur". Cioè se entro maschio, esco femmina? La risposta sarebbe stata che no, esco figo. Davvero molto figo.
    Quando varco la soglia d'uscita della bottega conservo l'ultima immagine di me stesso che lo specchio mi ha consegnato e inizio a proiettarla dappertutto, sui muri, sulle auto, nelle vetrine degli altri negozi, negli occhi dei passanti; cosa farsene altrimenti di un'immagine così figa? Ma soprattutto, volete sapere il perchè del sentirmi così figo? E' molto semplice: quando esco da quella porta sento gli sguardi su di me, li cerco, li catturo. Sguardi femminili. Quei pochi metri che separano l'antro di Nino dalla mia dimora diventano una passerella trionfale per un vero e proprio dono di Dio alle donne, un adone che non teme il confronto di nessun Brad Pitt o Richard Gere al mondo. Si comincia con la signora di 150 anni che è perennemente impegnata nella sua attività di stesura panni sul balcone del primo piano del palazzo di fronte. Quante persone vivono in quella casa? Bah, l'unico pensiero che conta è che sicuramente nessun esemplare di maschio che abita quelle quattro mura è figo quanto il sottoscritto. Neanche lontanamente. Faccio qualche passo e incrocio le vetrine del Bar Nero e della parrucchiera che fa concorrenza a Nino. La parrucchiera e le sue aiutanti si voltano a guardarmi, e mentre bruciano i capelli delle sventurate clienti che nel frattempo hanno deciso di aumentare il numero di pupille che seguono la mia fiera figura, sanno che loro un taglio così figo non riuscirebbero mai a farlo. Anche perchè sono parrucchiere per donne. Bene, cosa dire delle avventrici del bar allora? A dire il vero non guardo mai oltre la vetrina del bar Nero, ma sono sicuro che l'attenzione delle donzelle di tutte le età che popolano il locale non è più rivolta al caffè o al succo di frutta. Sono davvero molto figo.
    E' giunto il momento di svoltare a sinistra, e sull'altra sponda del viale giace l'imponente costruzione della pretura. Uno stuolo di giovani avvocatesse tirate a lucido entrano ed escono dal portone, e sebbene la prospettiva da quel punto di vista mi rimpicciolisca un pò, le più attente non possono fare a meno di notarmi. Ho quasi sempre la barba incolta (me la faccio solo il sabato) e il mio aspetto è quello del classico duro-tenebroso che fa letteralmente impazzire le donne sulla trentina, soprattutto quelle in carriera. In una sola parola, figo. In due parole, molto figo. Scommettete che le rampanti donzelle butterebbero via le loro tonnellate di scartoffie, le loro borse di pelle, i loro tailleur precisini e i loro occhiali da sole da svariate centinaia di euro in un batter d'occhio se solo lo volessi? Concedersi a me tra le braccia della giustizia, che visione poetica.
    Qualche passo ancora e sono in prossimità del mio portone. Ma prima devo sfilare davanti al negozio di detersivi, quello di indumenti per bambini, il bar Nautilus e la pasticceria. Se sono fortunato, fuori al primo negozio troverò la signora bionda che mi ha già adocchiato sul pullman ormai da qualche anno. Si nasconde dietro uno sguardo da maliarda e un fisico che tradisce diversi tentativi di dieta andati a male, ma sicuramente un pò di ginnastica non se la risparmierebbe con un figo come me, soprattutto appena uscito dal barbiere. Perchè si sa, quando esco dal barbiere sono davvero molto figo. La mia preferita tuttavia è la ragazza che lavora al negozietto di vestiti per l'infanzia. Di statura piccola, lunghi capelli neri, occhi color nocciola, davvero molto carina. Avrà più o meno 18 anni e dietro quegli occhioni sbarrati nella contemplazione del sottoscritto si starà immaginando grandi storie d'amore con un figo della madonna. La posso capire. Bar e pasticceria: i gestori fanno a gara a chi è più grasso e la mia visione provoca tremenda invidia. E anche un pò di paura, perchè la famiglia di pasticceri abita nel mio palazzo e un giorno o l'altro potrei rimanere bloccato nell'ascensore con la figlia maggiore. Tonnellate di terrore che mi si avvinghiano addosso al pensiero di "ora o mai più". In questi momenti non sarebbe consigliabile essere figo. Ma io lo sono davvero molto, e non posso farci niente.
    Finalmente sono a casa. Ho camminato per al più un minuto, ma come al solito pensieri del tutto inutili di sollazzi e frivolezze si sono rincorsi nella mia testa dilatando a dismisura la mia brevissima sgambata. Ma volete sapere davvero perchè mi sento così figo quando esco dal barbiere? Perchè me lo dice la mia fidanzata.

    La Bomboletta

     
     
    Sono piegato sulle ginocchia, ed ho acceso anche la luce. Mi sono messo in una posizione scomoda, ma dato l'esiguo spazio dello sgabuzzino e la collocazione della bomboletta, questa è l'unica postura che mi permette di osservarla da vicino senza toccare o spostare niente. Sto fermo da qualche secondo ormai in attesa che succeda ancora, cerco quasi di non respirare per evitare di alterare le condizioni in cui è successo la prima volta. Il pensiero che molto probabilmente non accadrà più mi fa incazzare, in primo luogo perchè so di aver perso un'occasione e di non poter farci niente, e poi perchè inevitabilmente sprofonderò in quell'inutile spirale di pensiero che mi blocca e non mi porta mai da nessuna parte. Mai qualcosa di concreto viene fuori dai miei neuroni in queste occasioni se non uno sciupìo di impulsi elettrici che rimbalzano dal lato sinistro al lato destro del cervello nell'attesa di essere distrutti dal primo avvenimento che catturi la mia attenzione e cancelli per sempre dagli archivi del pensiero quella pleonastica partita di tennis. E' già cominciato.
    L'espressione del mio volto mi fa sembrare una persona concreta e razionale ma la mia attività cerebrale, se potessi immaginarla, sarebbe frenetica e convulsa, pronta ad esplodere in un fragore di urla senza senso in un qualsiasi momento. Persino in questo istante sono convinto di sembrare la persona più tranquilla del mondo mentre Dio solo sa quello che mi si scatena dentro. Non riesco a pensare con calma, non riesco a dare un ordine ai miei pensieri ed alle mie emozioni. Dio, cominciamo proprio da lui: esiste? Non esiste? E se davvero esiste, cosa fa? Guida quotidianamente le mie azioni o aspetta di giudicare il mio operato nel momento in cui tirerò le cuoia? Ma se è vera la prima ipotesi, allora comanda a bacchetta tutti gli esseri viventi di questo mondo? Anche quelli che indossano una cintura carica di esplosivo e si fanno saltare in aria in un luogo affollato? Non è possibile, lui è infinitamente buono, questi assassini suicidi saranno guidati da qualcun altro, forse Allah. Aspetta un attimo, ho appena fatto incontrare i titolari di due religioni monoteiste, e perdipiù nell'ottica che la televisione ci impone in maniera martellante dall'undici settembre di sei anni fa. Che la traduzione errata della parola "Elhoim" nella bibbia sia stato il primo caso di insabbiamento storico dell'uomo ai danni del divino? Abbiamo veramente bisogno di ricorrere all' Enuma Elish per insinuare sospetti teologici? A questo punto perchè non credere nel Necronomicon dell' arabo pazzo Abdul Alhazred? In fondo cosa me ne importa, come dice qualcuno le mie letture e i miei interessi mi hanno rovinato al punto tale da pensare a tutte le religioni come all'ennesimo quesito paranormale da strapazzo. Paranormale, parliamone. Sono diposto a crederci? La questione non sta nella risposta che può essere si oppure no, ma nel pragmatismo che a questo punto si fa sempre strada nei miei monologhi interiori: perchè dovrei perdere tempo a chiedermi se ci credo o no? Nessuno ha dimostrato in maniera incontrovertibile l'esistenza del mostro di Lochness, degli alieni, dei fantasmi o del sacro Graal, ma questo non significa che tali fenomeni siano soltanto frutto della fantasia di chissà chi, basta con il metodo scientifico e con i sedicenti scienziati che affermano "se non si può dimostrarne l'esistenza allora non esistono", a questo punto visto che non si può dimostrarne la non esistenza dovrebbero esistere? A me piacerebbe che fosse tutto vero: Nessie, E.T., il chupacabra, lo spirito che si manifesta durante la seduta spiritica, il sangue di San Gennaro e chi più ne ha, più ne metta, ma forse una sicurezza del genere renderebbe tutto meno eccitante. Invidio chi mi racconta le proprie esperienze paranormali perchè, seppur abituato a prendere tutto col beneficio del dubbio, riconosco che quei contatti con un mondo che sempre di più sembra esistere solo nelle più sfrenate fantasie umane sembrano arricchire l'animo di chi li vive (sempre che non li abbià già catalogati come cialtroni). Tutto questo fa a pugni con la mia tendenza al "se non vedo non credo" e mi suggerisce che se sono disposto a crederci, forse capita anche a me. Ma in tanti anni di vita non mi è mai successo niente, almeno sino ad ora. E proprio ora che dovrei essere felice per aver appena avuto una piccola risposta me ne sto qui, bloccato come al solito a pensare a tutto e al contrario di tutto cercando di smantellare in tutti i modi possibili l'ipotesi che ciò a cui ho assistito non abbia nessuna spiegazione logica, e percorrendo nello stesso istante una via di pensiero parallela alla prima che cerca di distruggere ogni tentativo di rendere l'accaduto più razionale di quanto mi sia presentato sotto gli occhi. Sono molto calmo in questo momento, ma il cuore ha leggermente accentuato il suo battito ed è in corso una vera e propria guerra psicologica in qualche sperduta località che giace nella terra di nessuno tra le mie sinapsi e i miei neuroni. E devo essere sincero, tutto ciò mi piace, sto producendo dopamina. Quella bomboletta si è mossa da sola. Non c'è nessuno in casa e tutte le finestre sono chiuse. Non c'è stato nessun terremoto o oscillazione del palazzo (abito al quarto piano) dovuta al vento, non c'è vento. Quando ho cominciato a sentire quel rumore mi sono avvicinato molto lentamente allo sgabuzzino aperto, e la bomboletta di Baygon si stava muovendo da sola. Quella dannata bomboletta stava ruotando su se stessa e dopo una decina di giri si è fermata molto lentamente e in modo naturale, come quando una trottola esaurisce la sua spinta rotatoria. E io l'ho vista. Mi vuoi far diventare pazzo? Vuoi che mi consumi nei miei pensieri cercando di realizzare se questa volta è davvero il caso di crederci? Muoviti ancora, bomboletta del cazzo...