Il Mentalista's profileRadio HellBlogLists Tools Help

Blog


    August 31

    Backjumper - Across The Deadline




    Giovani metallari crescono.


    Era ora che qualcuno si accorgesse dei Backjumper, combo barese che dal 2003 non ha mai smesso di mettere a ferro e fuoco i pachi pugliesi e non solo, alfiere di un sound che sotto l'etichetta autoattribuita "crossover-core" nasconde una miscela esplosiva fatta tanto di commistioni, compenetrazioni e contaminazioni tra hardcore e metal che tanto piacciono al giorno d'oggi, quanto di grinta, passione, rabbia e personalità, ingrediente quest'ultimo di cui spesso sembra si possa fare a meno ma che, manco a dirlo, è base fondamentale per un progetto che voglia definirsi serio. Progetto, quello dei Backjumper, su cui l'etichetta italiana Killer Pool Records ha deciso di puntare occupandosi della produzione e distribuzione di questo Across The Deadline.

    E il primo full-lenght ufficiale della band colpisce subito nel segno: i dieci pezzi che lo compongono sono espressione di un gruppo che ha le idee chiare e che sa come realizzarle. Nonstante la giovane età dei suoi componenti, la band mette subito in mostra un sound fresco eppure maturo, aggressivo eppure ragionato, in cui la vitalità e l'irruenza tipica di un debutto fa il paio con una scrittura discretamente varia e capace di incanalare in solide strutture metalliche le pulsioni più violente e distruttive dell'hardcore. Tutto questo però non faccia pensare alla solita band metalcore moderna tutta muscoli e niente cervello: i Backjumper riescono a tenersi alla larga dai clichè più banali del genere (?) evidenziando quella personalità di cui si parlava qualche riga più su in virtù di una spiccata volontà a focalizzare il discorso musicale sul proprio background e sul proprio divenire, scelta questa che sarà pure anti-trendy ma che si rivela decisamente azzeccata. Nella musica dei Backjumper non troverete breakdown e cori melodici ad ogni piè sospinto, nessuna sfuriata plastica e successivo sfogo emozionale di facciata ma tantissima concretezza, groove e dinamismo incorporati in un sound nervoso, teso e martellante per un risultato concettualmente simile ad un treno deragliante che vi investe a tutta velocità come illustrato nell'ottimo artwork di copertina.

    Cuore (o sarebbe meglio dire "core") dell'album sono i quattro pezzi (Life Sponsored By, Sadist-Factions, Gravity e Unsafe) già presenti nella demo del 2006 intitolata Trust No1, qui ripresi e resi in una veste tecnicamente superiore sia per quanto riguarda l'esecuzione che per il sound. Caratteristiche pricipali di queste canzoni erano l'impatto micidiale delle chitarre, il groove incessante della sezione ritmica e un'interpretazione vocale schizofrenica in costante cambio di registro tra scream acidissimo e cantato à la Zack De La Rocha. Caratteristiche che si ritrovano anche nei nuovi pezzi, che giovano tuttavia della crescita tecnica della band e di un songwriting che si è fatto più vario e ragionato, aggiungendo sfumature melodiche e aumentando sovente la complessità ritmica dei brani, il tutto senza perdere di vista quella furia esecutiva e quell'energia inesauribile che da sempre sono marchio di fabbrica del gruppo. Si passa così da vere e prorpie schegge impazzite di metal moderno (Deadline, The Separated You Fear) a pezzi più compatti e ricercati (A Strife Of Blood, Turn To Sand) fino ad arrivare a spasmi di incontenibile ipertrofia (Holy Havoc, Stabbed Back And Fall) che testimoniano il lato più folle e schizoide del gruppo. Il prodotto finale è un disco che brilla per la freschezza delle idee contenute e per la varietà e la qualità dei propri pezzi. Ciò che a nostro avviso non aiuta a renderlo competitivo a livello internazionale è una resa sonora che per quanto possa essere azzeccata per il sound della band pare a tratti eccessivamente morbida: a non convicere pienamente sono i suoni di rullante e chitarra che non appaiono secchi e taglienti come dovrebbero essere, mentre il basso risulta spesso troppo in ombra.

    Siamo sicuri che con una produzione competitiva con le ultime uscite del genere, Across The Deadline avrebbe fatto il botto, mentre allo stato attuale delle cose ci si deve accontentare di avere per le mani "soltanto" un gran bel debut-album. La strada tuttavia è ancora lunga e se i Backjumper sapranno mantenere una qualità di scrittura così elevata ed un'attitudine così entusiasta e sincera (vi rimando a tal proposito all'infuocata dimensione live della band), le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare. Buona la prima.
    August 18

    White Pale Silence - Aseptyc



    Nuovo demo per i White Pale Silence, formazione dell'entroterra barese che ad un anno di distanza dal precedente lavoro intitolato Season of Decadence, torna con questo Aseptyc, dischetto composto da tre pezzi totalmente autoprodotti.

    Perso uno dei tre chitarristi, la band non perde comunque l'approccio oscuro e granitico messo in mostra in occasione del debutto ed anzi, le tre nuove composizioni evidenziano una tendenza ancora più marcata ad ergere veri e propri muri di suono costruiti attorno ai riff delle sei corde, per un risultato che sposta l'ago della bilancia sull'impatto e la durezza del sound piuttosto che sulle melodie e le atmosfere. Il gothic metal dei White Pale Silence assume così una veste quadrata e monolitica che emerge da architetture impermeate sulla scelta di tempi medio-lenti e scenari sonori che vertono sulla claustrofobia e l'ossessività espressiva proprie di un modo di interpretare il genere che guarda costantemente al doom metal, senza comunque farne proprie le caratteristiche principali. Il sound dei nostri infatti, pur muovendosi su terreni prettamente pesanti e caliginosi, riesce a risultare fresco e moderno in virtù di una produzione attualissima e di buon livello nonostante la sua natura "casereccia" e di sporadici inserti elettronici che vanno ad incastonarsi molto bene nei pochi spazi lasciati da chitarre e basso. Proseguendo il discorso sotto l'aspetto tecnico, è da segnalare il sensibile miglioramento del singer Nico, che divincolatosi da una buona parte delle derive "finlandesi" che caratterizzavano il suo operato nel precedente demo e risolti alcuni problemi di intonazione, offre una prestazione più che buona, e le sue linee vocali dal tono rassegnato e malinconico fanno perfettamente il paio con l'umore dei pezzi.

    Pezzi che, guardando l'altra faccia della medaglia, appaiono tuttavia leggermente statici e in alcuni casi (vedi l'iniziale Falling) addirittura ridondanti, aspetto che non aiuta la sezione ritmica ad emergere come dovrebbe, nonostante alcuni buoni spunti della batteria di Donato. L'impressione generale è che la band attraversi un periodo transitorio dovuto alla necessità di trovare il sound che più le è congeniale, e queste tre canzoni fanno pensare a tentativi di assestamento in cui ad essere curato è stato più l'aspetto del sound che quello del songwriting.
    Rimangono ad ogni modo buoni elementi su cui vale la pena di concentrarsi, come il groove nelle strofe di Winter Sun o ancora la notevole compenetrazione di melodie, cadenze e cambi di tempo di Raven's Flight, a parere di chi scrive miglior pezzo del lotto e della ancor poco nutrita discografia del gruppo.

    Non ci resta quindi che aspettare e sperare che i "lavori in corso" diano buoni risultati e che la crescita e la maturazione della band portino buoni frutti, magari da cogliere in un auspicabile lavoro sulla lunga distanza.
    August 14

    Iced Flames - Demo




    I am the king of iced land...


    In un'epoca musicale come quella che stiamo vivendo, periodo di eterna transizione, processo mai completato di passaggio dal "vecchio" al "nuovo", situazione che contrappone l'ormai consoleta concezione ottantiana di heavy metal ad un concetto di modernità ancora non precisato e perfezionato (gli anni '90 in fondo non sono stati così rivoluzionari), c'è ancora chi emerge dalla bruma armato di chitarre e spadoni per raccontare di lande incantate, epiche battaglie e bestie mitologiche, andando a rimpolpare la già nutrita letteratura fantasy che caratterizza uno dei filoni metal più seguiti di sempre: quello dell'epic/power.

    In effetti, "emerge" non è neanche l'espressione giusta; sarebbe meglio dire "cerca di emergere" in quanto ci troviamo davanti ad un neonato gruppo barese, fiero appartenente di quell'underground metallico italiano in cui si sgomita e si urla per far sentire la propria voce e promuovere la propria musica, con buona pace di tutti quelli che vorrebbero che "underground" debba far rima a tutti i costi con "novità". Scordiamoci quindi innovazione o modernità, ciò che gli Iced Flames offrono in questi quattro pezzi è passione, sudore, grinta e determinazione.
    Manowar, primi Helloween, Iron Maiden, Virgin Steele e tutto il resto della vecchia guardia metallica cosituiscono la gabbia dorata entro la quale i nostri muovono i propri passi, uno spazio che all'ascolto del demo pare in effetti assai angusto allorchè ci si imbatte in una serie di ritmiche eternamente uguali a sè stesse, un fardello di riff invero assai scarni e melodie che puzzano di già sentito: a primo acchitto tutto ciò potrebbe sembrare un problema insormontabile, ma se si pensa che band ben più blasonate degli Iced Flames campano di tutto ciò da più di qualche lustro, si giunge all'inevitabile conclusione che le asperità in cui annaspano i quattro pugliesi sono ormai congenite e sintomatiche di un genere che ormai ha detto tutto ciò che c'era da dire e che continua a dirlo soltanto perchè ha buoni polmoni.

    Ma come suonano gli Iced Flames? A noi verrebbe da dire "modestamente bene", ma bisogna tenere conto che l'ascolto del loro lavoro è inficiato da una produzione leggermente scadente. La voce del singer Sergio Cisternino (a cui bisogna riconoscere una timbrica meravigliosa) risulta infatti troppo in primo piano e finisce per schiacciare gli altri strumenti, e a risentirne sono soprattutto la chitarra di Gennaro Di Gennaro (no, non ho ripetuto due volte lo stesso complemento di specificazione), a cui va comunque una tirata d'orecchie per un sound che nelle ritmiche si fà decisamente anonimo e poco incisivo, e il basso di Antonio Fornabaio, la cui prestazione "harrisiana" avrebbe meritato più spazio in modo da riempire un suono che in molti frangenti manca di corposità e potenza. La batteria di Francesco Loconte dal canto suo, si dimostra quadrata e potente, ma i suoi pattern paiono eccessivamente statici e monotoni laddove a nostro parere servirebbe una maggiore propensione dinamica e, perchè no, fantasia. I pezzi che compongono il platter risentono inevitabilmente di questi aspetti e finiscono per appiattirsi in strutture e schemi che sfiorano la banalità, ma che si tengono lontani dalla tronfia pomposità in cui molte volte si crogiolano band di questo tipo: se c'è un merito da riconoscere agli Iced Flames infatti è quello di saper andare dritti al sodo senza troppi fronzoli, attitudine questa su cui bisogna lavorare per ottenere risultati migliori, risultati che paiono dietro l'angolo ma che bisogna lavorare per ottenere.
    Un pizzico di personalità e fantasia in più, un'aggiustata al sound e il gioco è fatto. Per questa volta, rimandati.