| Il Mentalista's profileRadio HellBlogLists | Help |
|
July 26 Perfect Breed - Engines Of DecreationUna "biografiga" e un artwork che per chi non mastica transumanesimo come il sottoscritto appare come lo stemma della Repubblica Italiana rovesciato: se i Perfect Breed volevano farsi notare, hanno centrato in pieno l'obiettivo. A questo punto però è lecito chiedersi se ciò che conta, ovvero la musica della band, è altrettanto meritevole di attenzione. Senza troppi giri di parole, la risposta è un "si e no": si perchè i quattro pezzi che compongono questo Engines Of Decreation sono piacevoli, ben suonati e in grado di farsi ascoltare senza troppe riserve; no perchè i ragazzi di Altamura (provincia di Bari) appaiono come una delle tante band alla ricerca di identità in equilibrio precario su un'impalcatura fatta di In Flames e Dark Tranquillity. Peccato assolutamente veniale se si considera la giovane età del combo e il fatto che questo demo ne segna l'esordio assoluto, ma è anche vero che in un genere musicale come quello del death metal melodico sono spesso le idee a fare la differenza (giovanotti avvisati...).
Le note positive che emergono dall'ascolto di questo dischetto tuttavia fanno ben sperare per il futuro: c'è una discreta capacità di fondere melodie e ritmiche aggressive, c'è un vocione gutturale all'altezza della situazione e c'è una chitarra che si dà un gran da fare per sorreggere il tutto grazie ad una buona quantità di riff azzeccati e qualche lead melodico di pregevole fattura. Facendo leva su questi punti fermi e prestando più attenzione alla composizione e alla produzione della propria musica, sono sicuro che i risultati per i Perfect Breed non tarderanno ad arrivare. Al momento ci sono quattro canzoni sospese tra The Jester Race, Whoracle e The Gallery a far da testimone a quanto detto sinora, quattro pezzi molto orecchiabili pur nella loro scontatezza che non lesinano una sorpresina fatta di break acustici e malinconici di scuola Opeth in Disclosing The Deception e Inhuman Rampage, momenti in cui affiora anche un accenno di cantato pulito.
Per quanto riguarda gli aspetti puramente tecnici, si può registrare una prova esecutiva assolutamente dignitosa e una produzione che tende a valorizzare un pò troppo la voce a dispetto degli altri strumenti e che dona alla batteria un suono sin troppo freddo e sintetico (a volte sembra una drum machine), soprattutto alla grancassa che in alcuni frangenti puzza di posticcio. Pregi e difetti quindi tipici delle giovani band alle prime armi; tutto ciò che si può fare in questi casi è aspettare e sperare. E fare un grosso in bocca al lupo ai musicanti. July 02 Godyva - Planetarium
Tornano a distanza di due anni dal disco d'esordio i baresi Godyva, gothic metal band con voce femminile che dalla pubblicazione dell'ottimo In Good And Evil nel 2006 ha visto le sue quotazioni crescere giorno dopo giorno in maniera lenta ma inesorabile, in un cammino che ha portato diverse soddisfazioni quali la presenza su palchi importanti come quelli del Total Metal Festival e del Dark Fest e la stima e la collaborazione con una delle più importanti e longeve realtà metal tricolore di sempre, i liguri Necrodeath. Tutto ciò ha contribuito all'allargamento del bacino di fan ed estimatori del combo pugliese, che ha saputo ritagliarsi un suo spazio nell'affollatissimo ed inflazionato panorama gothic grazie alla spiccata personalità e all'elevato tasso qualitativo presenti nella propria proposta musicale.
Come si colloca Planetarium in questo scenario? Ebbene, il nuovo nato in casa Godyva sembra mirare alla consolidazione della posizione raggiunta dal gruppo in questi due anni in virtù di un pugno di canzoni meno eterogeneo del predecessore ma più focalizzato su argomenti prettamente metallici che in un genere come questo corrono il rischio di scivolare di mano sin troppo facilmente. Già dalle influenze che aleggiano sull'intero lavoro è palpabile la volontà di proporre un disco quadrato e "classico" pur nella sua evidente modernità: stiamo parlando dei Paradise Lost di Symbol Of Life, dei Crematory più ispirati ed attuali e di tutte quelle band che non si dimenticano che il gothic metal è, appunto, un sottogenere metal. Ovviamente non si parla dei Moospell, ma basta dare un ascolto alle decise schitarrate di God is Fallen o alle ruvide cadenze della riuscitissima Innocent (uno dei brani migliori del lotto, che annovera la partecipazione dell'ex-Natron Mike Tarantino) per capire quali sono gli attributi a cui la band ha voluto dare risalto in quest'occasione. Decisivo in questo senso è stato il nuovo arrivo Anto alla chitarra, strumento sempre in primo piano con i suoi riff moderni e graffianti, protagonista della riuscita del disco assieme ai due marchi di fabbrica della band, le tastiere di Botys Beezart e la voce di Lady Godyva. Strabiliante è la capacità del corpulento tastierista di giocare con i suoni e le atmosfere, che risultano sempre colorate e cangianti, in un mosaico sonoro in cui elettronica e cori d'archi si fondono per creare un tappeto di velluto su cui la voce ammaliante della sempre bravissima Lady Godyva si erge decisa ed elegante in una prova sopra gli scudi.
Tutti questi elementi contribuiscono a tenere la qualità dell'album sempre su ottimi livelli, ma è con la tripletta Mary in Blood - Planetarium - My Inner che i Godyva si guadagnano la pagnotta: tre pezzi a parere di chi scrive assolutamente fantastici, tre perle che se fossero appartenute al songbook di qualche band più blasonata avrebbero fatto sfaceli come singoli. La prima è una ballad, debitrice agli Anathema di A Natural Disaster, caratterizzata da un'intensità fuori dal comune e dalla prova superba di Lady Godyva (e arricchita dalla partecipazione di Luca Bellanova degli Starkiller Sound); la titletrack invece annovera un ritornello superbo ed un'esaltante prova corale del gruppo e farebbe l'invidia di un gruppo come i Within Temptation; l'ultima racchiude tutta la voglia di sperimentare in poco più di quattro minuti in cui una base elettronica new-wave sottende un incedere pesantemente metallico ed industriale, addolcito da un'azzeccatissima linea vocale.
Alla luce dei fatti infine, i Godyva si dimostrano ancora una volta una band degna d'attenzione e una delle migliori espressioni del gothic metal italiano; il nuovissimo Planetarium è un disco solido, concepito, suonato, prodotto e confezionato in maniera professionale e impeccabile, un disco assolutamente competitivo a livello internazionale, un disco che soddisferà appieno chiunque non abbia timore di lasciare lo straniero alla porta, almeno per una volta. |
|
|