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    June 12

    Amorphis - Skyforger

     

     
    Stabilitasi ormai da tempo come entità unica e inimitabile nel panorama metal internazionale, la band finnica degli Amorphis torna sulle scene con un nuovo disco. Amorphis come amorfo, ovvero "senza forma", amorfo come non identificabile, non identificabile come egida sotto la quale compiere il proprio cammino evolutivo, lontano dalle mode, dalle sirene del modernismo e da qualunque fine che non fosse la crescita artistica.
    Cammino evolutivo che però ha cominciato ad attorcigliarsi su sè stesso circa tre anni fa con l'avvento del nuovo singer Tomi Joutsen: da allora tre dischi per i quali l' obiettivo dichiarato della band non è più l'evoluzione artistica e la crescita musicale ma semplicemente la scrittura delle migliori canzoni possibili. Intento nobile quello dei finlandesi che, adottando come concept lirico le vicende del Kalevala (poema epico nazionale), hanno sfornato in sequenza Eclipse (2006) e Silent Waters (2007), e nel 2009 danno alla luce l'ultimo capitolo della trilogia, il quipresente Skyforger.
     
    Simili per stile, struttura e sound, i tre album hanno un filo conduttore solidissimo, che ne caratterizza gli umori e i colori: stiamo parlando del concept, elemento imprescindibile se si vuole capire a fondo la musica degli Amorphis. Triste e rassegnato è Eclipse, che narra le vicende di Kullervo, personaggio caratterizzato da una storia personale tormentata e difficile, culminata col suicidio; oscuro e arrabbiato risulta invece Silent Waters, epica di Lemminkäinen, obbligato a superare prove durissime per ottenere la mano della sua amata, mano che non otterrà per la sopraggiunta della morte e dello smembramento durante una di queste; profondo e sognante si rivela infine Skyforger, basato sulla storia di Ilmarinen, fabbro capace di opere prodigiose, tra cui la forgiatura della volta celeste.
    Compreso il profondo legame tra musica e testi, si capisce come questo possa essere al contempo punto di forza e freno per sei finlandesi. Incapaci di insubordinarsi alle suggestioni dei loro racconti, gli Amorphis imprimono ai propri pezzi le emozioni e gli stati d'animo delle storie narrate, che nella nuova dimesione musicale assumono una valenza fisica e concreta, quasi tangibile.
     
    Ecco quindi l'iniziale Sampo ad aprire le danze epica e pomposa in virtù della creazione dell'omonimo prodigioso oggetto, un macina magica in grado di donare ogni tipo di ricchezza, rappresentata in copertina come la quercia gigante che oscura il sole e la luna. Il racconto prosegue con la disillusione dell'hit-single (almeno in patria) Silver Bride e la consapevolezza che la creazione di una compagna fatta d'argento e d'oro non potrà mai sostituire la vita e il calore umano, e va avanti in un'altalena di emozioni e situazioni che rendono il racconto - e quindi l'album - sempre fresco e dalle mille sfaccettature, basti pensare al ribollire di voglia e determinazione nella scintillante The Sky is Mine e nella successiva Majestic Beast, che parlano della volontà del protagonsta di conquistare il cielo e della creazione di un'aquila (la "bestia maestosa") atta a raggiungere il proprio scopo, o ancora alla profondità e alla minuzia del lavoro del fabbro che sfociano nella commozione e nella soddisfazione allorchè il risultato gli si presenta alla vista: forgiare il cielo è impresa epica e Highest Star e Skyforger sono lì a domostrarlo.
     
    Come già detto in precedenza, musicalmente il disco attinge all'impasto sonoro messo a punto sin dalla pubblicazione di Eclipse, perfezionato e portato qui a compimento, che nasce dal riffing multiforme della coppia Holopainen - Koivusaari e si arricchisce della preziosa cesellatura melodica delle tastiere di Santeri Kallio, coadiuvato dalla solidità e dalla fantasia della sezione ritmica e impreziosito dalla profondità dell'interpretazione del singer Tomi Joutsen, capace di accarezzare e aggredire a proprio piacimento e pertanto di caratterizzare e valorizzare al meglio le storie narrate. I pezzi, dal canto loro, perdono rispetto al precedente capitolo un pizzico di dinamismo a favore di una maggiore concentrazione sulle atmosfere e sugli arrangiamenti. Caratteristica questa che semplifica la struttura delle canzoni, mai come oggi lineari e di facile assimilazione, rubandone un pò di profondità e restituendogli una veste sonora comunque appagante e accattivante.
     
    Il risultato è il solito, bellissimo album degli Amorphis. Ispirato, profondo e mai banale, Skyforger è il terzo centro consecutivo della band finnica dopo il mezzo passo falso di Far From The Sun e ci restituisce una formazione che ha ormai il pieno controllo della propria arte. Pur collocandosi (parere personale) un gradino sotto il suo predecessore, questo nuovo disco merita un ascolto approfondito in quanto capace di regalare ogni volta nuove e diverse emozioni. Questo è in fondo ciò che gli Amorphis hanno sempre fatto e che dopo diciassette anni di attività e nove album alle spalle, gli ha permesso (sempre parere personale) di conquistare l'unica forma veramente ambita: quella dell'immortalità nei cuori degli appassionati.