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May 29 Outrage - Outrageous Songs From 1987 To 2004
Quando tanto tempo fa fui contattato via mail da tale Shinya Tange, un tipo un pò esaltato che mi chiedeva se era possibile inviare il cd della sua band per una recensione, un pò per stare al gioco, un pò per curiosità, accettai la sua proposta. In fondo si trattava soltanto di fare ciò che faccio da qualche anno a questa parte, solo che questa volta, invece che da Vercelli o Pisticci, il cd sarebbe arrivato con un volo intercontinentale direttamente da Nagoya. Diciamo pure che avevo sottovalutato l'intera faccenda e non avevo dato uno sputo di possibilità reale all'effettiva consegna dell'esotico pacchetto. A che pro mandare il proprio lavoro all'altro capo del mondo per una recensione - scritta in una lingua incomprensibile - di una band in quel paese sconosciuta e con una probabilità di distribuzione in quel mercato musicale che - a voler essere ottimisti - rasenta lo zero?
Da vero pivello quale mi sono dimostrato, non avevo tenuto in considerazione la determinazione e la tenacia nipponica e, quando dopo diversi mesi trovai nella mia cassetta postale un pacco grondante caratteri giapponesi e sovrattasse di ogni tipo per il transito negli Stati Uniti e il continuo rimbalzare per le dogane di mezza Europa, stentavo a trattenere lo stupore. Il pacco conteneva un cd musicale, una biografia/discografia cartacea, un altro cd che raccoglieva diverse scansioni e ritagli di giornale in cui si parlava della band e addirittura una foto del gruppo scattata, sviluppata e stampata in maniera "tradizionale"!
Ho poi scoperto che gli Outrage sono uno di quei gruppi che hanno fatto la storia dell'heavy metal in giappone, nati nel lontano 1982 e, tra trionfi e vicissitudini varie, pienamente attivi a livello discografico sino al 2004. In questo arco di tempo la band ha dato alle stampe un numero interminabile di pubblicazioni tra album ufficiali, mini, split, singoli, raccolte, live ed EP. Nel 2007, in occasione delle celebrazioni per i 20 anni di attività (la prima pubblicazione ufficiale risale infatti al 1987), la girandola promozionale ha ricominciato a girare forte di interminabili tour nazionali, compilation e dvd commemorativi, ed è stato proprio alla fine di quel periodo (parliamo di fine 2008) che, probabilmente in preda alla febbre da riflettore, il buon Shinya ha deciso di contattare il sottoscritto. Ora, è necessario specificare che il cd inviatomi consiste in una raccolta auto-compilata dalla band stessa - le canzoni presenti infatti non sono affatto rimasterizzate o sottoposte a qualche tipo di cura particolare e presentano le classiche difformità sonore caratteristiche dei "cd raccolta" che tutti noi prima o poi facciamo - e che il pacco è stato spedito di proprio pugno da Mr. Tange, nonostante la band possa contare su potenti meccanismi promozionali, almeno in patria.
Valli a capire 'sti giapponesi. A questo punto faccio fatica a pensare quale sia la finalità di questa recensione, ma ogni promessa è debito e poi mentirei se dicessi che gli Outrage non sono un pò i miei nuovi eroi.
Parliamo dunque di musica: fieramente autoproclamatisi paladini del crossover metallaro (thrash, heavy, hardcore, stoner e hard rock nel loro ideale bacino d'ispirazione), questi Outrage non sono altro che un gruppo thrash un pò copione. E' infatti palese, almeno a giudicare dai 15 pezzi in mio possesso, che la destinazione sonora del gruppo sia il thrash metal d'annata made in Bay Area. Metallica, Slayer, Testament, Death Angel, Exodus, Forbidden e soprattutto Anthrax sono i modelli su cui è plasmato il sound dei giapponesi. Sound che, fregandosene di tutto e di tutti, ha attraversato gli anni mantenendosi pressochè invariato e ha continuato a pescare un pò a destra e un pò a manca traendo infinita linfa vitale dai classici del genere. Numerose le citazioni dirette o indirette a pezzi immortali come Master Of Puppets, Antisocial, War Ensemble e chi più ne ha più ne metta, illimitati i deja-vu durante l'ascolto. Va detto comunque che gli Outrage ci sanno fare e grazie ad un' ottima tecnica strumentale e un'attitudine pura e genuina riescono a tenere sempre alto il livello di interesse dei loro pezzi, dimostrandosi completamente a loro agio tra ritmiche serrate, riff al fulmicotone, assoli di ottima fattura e adrenaliniche linee vocali. Belle soprattutto le tracce estratte dagli album The Final Day del 1991 (non a caso considerato il loro capolavoro) e Life Until Deaf del 1995 (un altro dei lavori di maggior spessore); tutte le altre si mantengono comunque su livelli più che dignitosi, a parte l'ignobile Deadbeat, targata 2004.
Alla luce di tutto ciò possiamo affermare che se fossero nati in California, gli Outrage sarebbero stati degli ottimi "followers", ovvero un buonissimo gruppo di seconda fascia, ma niente di più; in patria invece sono considerati stelle di prima grandezza. A me stanno simpatici, ma non chiedetemi di dargli un voto. Chissà se in Giappone esiste il detto "la spesa non vale l'impresa"... May 27 Evenoire - I Will Stay
Ho sempre pensato che la leggenda di Azzurrina e del castello di Montebello sarebbe stata perfetta per un concept, o almeno una canzone, per una band d'italica estrazione dedita a sonorità oscure e decadenti: ecco infine gli Evenoire da Milano a togliere questa sensazione dai miei pensieri e sbatterla sullo spartito per dar vita ad un pezzo, intitolato appunto Azzurrina, che apre il loro EP d'esordio intitolato I Will Stay.
Dediti a sonorità che prendono spunto dal calderone del gothic metal sinfonico con voce femminile, i meneghini si tuffano col loro lavoro nelle acque decisamente affollate di un genere che sembra ormai aver detto tutto e il contrario di tutto, e il rischio di venire bollati come l'ennesimo pesce nello stagno è alto. Il gioco però deve valere necessariamente la candela e siamo felici di constatare che questo dischetto contiene diversi punti di forza che, se sviluppati attentamente, potrebbero, in un futuro anche più immediato di quanto non si possa pensare, portare alla band non poche soddisfazioni.
Parliamo innanzitutto di personalità: se la base del sound degli Evenoire è facilmente rintracciabile nei soliti nomi di Within Temptation, Epica e (soprattutto) After Forever, è tuttavia interessante notare che il suo sviluppo viaggia su binari che allontanano il gruppo lombardo dalla loro infinita schiera di cloni e, grazie alla presenza di atmosfere e melodie di estrazione celtic/folk ottenute tramite l'utilizzo del flauto traverso, lo porta in territori sostanzialmente ancora poco esplorati. Tale caratteristica è ravvisabile soprattutto nella titletrack di questo EP, pezzo che forse si discosta leggermente dal resto della produzione ma che evidenzia in modo egregio la peculiarità principale della band.
Altro aspetto da sottolineare è la professionalità con cui è stato confezionato questo CD: dalla produzione all'esecuzione dei brani, tutto lascia trasparire una perizia compostiva/esecutiva e una cura dei dettagli che francamente poche volte ho sentito per un lavoro underground. Un set di suoni nitido e compatto che rende pienamente onore alla prestazione di ciascun componente della band per un ensemble mai sopra le righe e totalmente proiettato nella riuscita di questi quattro pezzi; canzoni che nonostante un minutaggio non proprio contenuto riescono a non perdersi in inutili digressioni sinfoniche o pseudo-progressive e mantengono sempre nitidi i propri contorni, fatti di strutture complesse quanto basta e melodie sempre curate ed orecchiabili. Ennesima carta vincente degli Evenoire è rappresentata dalla voce di Elisa 'Lisy' Stefanoni. La giovane singer (attualmente in forza anche ai Rustless degli ex-Vanadium Tessarin, Mascheroni e Zanolini) dispone di una timbrica cristallina e potente e grazie alle sue ottime doti interpretative dona ad ogni canzone quella marcia in più che solo le cantanti di razza sanno dare, ascoltare per credere i gorgheggi e gli svolazzi vocali su Azzurrina e Aries.
Per quanto riguarda le controindicazioni di questo lavoro, beh, a parere del sottoscritto sono individuabili unicamente in una sezione solistica abbastanza "timida", almeno a livello chitarristico (si potrebbe investire di più in questo senso), e uno stacco di batteria nel primo pezzo tra strofa e ritornello leggermente raffazzonato (in verità mi viene la pelle d'oca ad ogni ascolto...). Si tratta tuttavia del classico pelo nell'uovo perchè, secondo chi scrive, gli Evenoire sono una band assolutamente matura e pronta per un contratto discografico e un album di debutto coi fiocchi. Siamo preparati a ricevere buone notizie. May 26 Manzana - Babies Of Revolution
Che noia questi Manzana.
Non conoscendo la band in questione, il titolo del disco mi aveva fatto pensare a qualcosa tipo The Cult o Backyard Babies e invece mi sono trovato davanti una band pop-rock laccato, leccato e lisciato che qualcuno vorrebbe spacciare per gothic rock o addirittura gothic metal. La musica che questi finnici propongono invece, non ha assolutamente nulla a che spartire col metal e men che meno col gothic in senso lato e anzi, a dirla tutta, non avrebbe nulla a che spartire neanche con un sito come il nostro e invece eccoli qui. E pertanto credo di poter parlare a nome di tutta la redazione dicendo:
Che noia questi Manzana.
Buffo pensare che il successo riscosso in patria da questi quattro tizi col primo album sia stato talmente repentino da indurre loro - o molto più probabilmente chi gli sta dietro - a pubblicarne un altro a meno di un anno di distanza. Eppure la buona musica non manca da quelle parti (inutile far nomi, si farebbe notte)...
Che noia questi Manzana.
Ma cosa troverete in Babies Of Revolution? Se siete proprio sicuri di volerlo sapere, la risposta è: nulla. Piattume assoluto dalla prima all'ultima nota che si traduce nel tentativo assiduo e pedante di ficcare due riffoni pseudo-distorti in croce fino al ritornello (che vorrebbe essere) ultra-catchy e ultra-melodico, il tutto corredato dalla solita elettronica di accompagnamento e dalla voce incolore della cantante Piritta, autrice di una prestazione così anonima che potrebbe essere stata registrata direttamente sotto la doccia mentre pensava ai debiti o alle vacche. E il peggio è che il prodotto, forse per fretta o per apparire più "genuino", non è stato neanche confezionato nel migliore dei modi: una produzione fiacca e vuota toglie al disco i pochi gradi di ascoltabilità che tale materiale poteva concedere e regala al malcapitato ascoltatore di turno ben nove brani (di cui uno ripescato dal primo album, viva l'ispirazione) che cercano, nella forma-canzone sopra descritta, di andare a pescare un pò ovunque nel panorama pop-rock-alternativo odierno ma che non riescono a sembrare altro che banali, insulsi, privi di qualsiasi interesse. L'immagine che mi viene in mente per descriverli è quella di qualcuno che mette tanta carne al fuoco e alla fine si scopre vegetariano. Da qui una considerazione semiseria: nel monicker della band, sostituite la prima lettera con la "P" ed otterrete...
... Che noia questa Panzana. May 25 Disguise - Promo 2008
Dopo la pubblicazione del notevole Late nel 2007, tornano a farsi sentire i Diguise con un lavoro, questo Promo 2008, destinato principalmente ad etichette e 'zines specializzate. Il dischetto in questione contiene la pre-produzione di tre nuovi pezzi che la band ha deciso di pubblicare per mostrare a critica, pubblico e addetti ai lavori (ma credo anche a loro stessi) lo stato di avanzamento dei "lavori in corso" che porteranno presto (si spera) ad un nuovo album.
Quella dei Disguise è una storia in continua evoluzione: partiti da un black metal fortemente sinfonico e dalle sonorità evocative, hanno man mano modificato il proprio sound incorporando una sempre crescente quantità di elementi death che hanno reso il suono sempre più asciutto e tagliente. La sintesi di questo percorso artistico si palesa oggi nei nuovi pezzi messi a disposizione: la musica dei Disguise del 2008/2009 si rivela più che mai compatta, aggressiva e potente e, sebbene questo promo si vada a configurare come il classico "lavoro di transizione", non si fa fatica ad immaginarsi il prossimo full-lenght come naturale prosecuzione/evoluzione del già citato Late. L'attacco è di quelli che non lasciano spazio a dubbi o tentennamenti: To Dominate parte alla grande con un furioso assalto Black/Death e prosegue con la classica struttura articolata e dinamica che la band usa imprimere ai propri pezzi. Sin dai primissimi minuti è possibile notare come il caratteristico riffing secco e nervoso delle chitarre di Dei Nuntius Mortis sia volto a creare un wall of sound quanto mai granitico e dal taglio moderno, in un'accezione che attualmente si rifà più al death che al black metal. Nuovi punti di riferimento per il sound possono essere ricercati nei Behemoth (per le parti più tirate) e nei Satyricon attuali, soprattutto laddove i tempi di esecuzione si fanno medio-veloci e affiorano elementi ritmici squisitamente thrash (pensiamo soprattutto ai primi Celtic Frost, Bathory e Venom). Chiaro esempio di quanto detto è la seconda Claustrophobic Fate, pezzo che più si discosta dal black metal propriamente detto: capacità innata del combo pugliese però, è quella di tingere di nero qualsiasi cosa esca dal proprio spartito, tanto da non lasciare dubbio alcuno sulle finalità della propria musica. Compendio e manifesto di tale filosofia è infatti la conclusiva The Unknown, che unisce tutti gli elementi sinora decritti in un quadro impressionante per struttura, compattezza e violenza. In questo pezzo risalta più che negli altri il lavoro delle tastiere di Carnifex, impegnate oggi a creare tappeti e atmosfere oscure e claustrofobiche più che (neo)classiche fughe e variazioni sul tema, mentre bisogna constatare con dispiacere che nonostante un'ottima produzione risulta difficile distinguere il basso di Vexator, il cui suono in Late era uno dei più belli e azzeccati in ambito black degli ultimi anni.
Come sempre sugli scudi il drumming tecnico, dinamico e terremotante di Aiwass e la prestazione di Vastator Mentis, il cui lavoro ai microfoni si distingue per potenza e intelligibilità in virtù di uno screaming cupo e profondo che si avvicina al growling più classico senza mai raggiungerlo del tutto.
Come già detto in precedenza, questo promo risulta sin dalle sue primigenie intenzioni un lavoro di transizione e assestamento su sonorità che andremo ad ascoltare in una forma più completa e compiuta sul prossimo album dei Disguise, pertanto un giudizio numerico non sarebbe pertinente quanto quello dato, dopo l'ascolto di questi tre pezzi, dall'ansia e l'attesa per il prossimo full-lenght. Non fateci aspettare troppo però... |
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