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April 20 Jucifer - L'Autrichienne
Emicranie, camminate in circolo per la stanza, occhiate bovine verso il monitor: affrontare un album come questo non è esattamente ciò che si definisce un'impresa facile. Il secondo album su Relapse degli Jucifer, eclettico duo statunitense, è un lavoro di quelli che anche dopo numerosi ascolti rifiutano di collocarsi in una posizione definita negli schemi di valutazione di noi poveri scribacchini. E' per questo che tenterò, nella disperata impresa di non calamitare sulla mia persona ire funeste e scherni di ogni genere, di ricorrere all'aiuto di un "grande vecchio" per riuscire a parlare in modo compiuto e sensato di L'Autrichienne. Mi scuso sin da ora col defunto Georg Wilhelm Friedrich Hegel per l'indebito comodato d'uso che farò della sua Dialettica. April 08 Crisedelia - s/t
Un viaggio al centro del rock, un salto nel buio in un posto in cui a dettare legge sono le cose semplici come l'irriverenza di un riff slabbrato, un arpeggio, il sussurro di una voce sgraziata o lo scossone di una rapida rullata. E' proprio in quel luogo dove grunge e post grunge si incontrano, si scontrano e infine vanno a braccetto che nasce la musica dei Crisedelia.
Il trio di Viterbo propone, nei brevissimi quattordici minuti che compongono questo demo autointitolato, una manciata di pezzi (6 per l'esattezza) corti, compatti e mantenuti a fuoco su un sound che, a detta del press sheet, affonda le sue radici nel suono fangoso e oscuro della scena musicale nordamericana e fa capo a band come Melvins, Dinosaur Jr. e compagnia bella, ma che di fatto trova la sua completezza formale nella tradizione italiana di gruppi come Verdena e Marlene Kuntz. Il tutto ovviamente retto dallo spirito della Seattle che fu, con gli onnipresenti Nirvana e Pearl Jam a guidare dall'alto le gesta del combo laziale.
Va da sè quindi che la componente originalità si appiattisce fino a scomparire nel veloce flusso di note che compongono questo dischetto, ma è innegabile che canzoni come Fix Your America, Why Not o Birra 66 possano risultare estremamente piacevoli ai cultori del genere in virtù di grosse schitarrate che interpretano bene il dispotico ruolo di primedonne acide e svampite, ritmiche semplici e nervose e melodie che compaiono quel tanto che basta per dare identità ai pezzi.
Ciò che non convince invece, è la voce: in un genere come questo, in cui i latrati al vetriolo dei singer sono il pane quotidiano, il cantato di 'Massimo Aka Cow' stenta ad incidere, risultando troppo forzato e troppo poco graffiante. Magari con qualche accorgimento in più in fase di produzione si sarebbero potuti ottenere risultati migliori, ma per il momento può andar bene così.
L'attitudine, la passione e la conoscenza del genere proposto ci sono, i margini di miglioramento anche. Sarà solo il tempo a dire sei i Crisedelia riusciranno a conquistarsi uno spazio importante nella nicchia più sporca del rock italiano. Ascolto consigliato a tutti gli appassionati, gli altri passino pure avanti. April 02 Audrey Horne - Le Fol
Audrey Horne: un nome che ai più attempati e ai fans di David Lynch non può che ricordare uno dei personaggi di Twin Peaks, serie TV - capolavoro andata in onda in Italia nel 1990 - 91. E proprio come la scatenata adolescente in questione, l'omonima band norvegese si scopre nella scena musicale odierna in un ruolo non principale, adombrato da tante altre primedonne, eppure talmente intrigante ed affascinante da non risultare così facilmente dispensabile.
Archiviato un debut album intitolato No Hay Banda (nome che guardacaso rimanda ad un'altra opera di Lynch, il film Mullholland Drive) e un equivalente norvegese del Grammy Award nella scorsa stagione, la band scandinava -formata da membri di Enslaved, Sahg e Gorgoroth- si ripresenta nel 2008 con questo Le Fol, disco che rivede, modifica e corregge la musica contenuta nel suo predecessore, sicuramente eclettico ed interessante, ma in egual modo caotico e male assemblato. Il sound proposto dai nostri potrebbe a ragion veduta rientrare nel filone dell'alternative metal, laddove con tale termine è possibile descrivere ed inquadrare tutto e niente. Post-rock, post-metal, post-grunge -insomma tutto ciò che è post- rivestiti di una notevole patina di modernità e di quel velo di cupa melodia che tra riffoni alla Disturbed e tastiere sempre in secondo piano eppure sempre incisive, si propone come riconoscibile marchio di fabbrica di un modo di fare musica tutto nordico.
Sicuramente non innovativi ed originali ma piacevolmente freschi e frizzanti, gli Audrey Horne riescono a frullare nel proprio calderone sonoro una buona varietà di influenze, mutuate ora dagli A Perfect Circle (Monster, Bright Lights), ora dai fratelli maggiori Tool (Jaws, Afterglow), sino ad arrivare alla teatralità degli Arcturus più leggeri ed accessibili (Threshold) e all'invidiabile capacità di sintesi sonora dei Bush -ve li ricordate?- più ispirati (Hell Hat No Fury). Il risultato non è affatto male e l'impronta easy e melodica che il gruppo che impone alle proprie canzoni rende l'ascolto fluido e piacevole.
Tra i pezzi migliori del lotto compare a pieno titolo l'opener Last Chance For a Serenade, che tra ruvide accelerazioni e repentine sgommate si dimostra ottima apripista, anche se un pò bugiarda riguardo al resto della tracklist che si muove su coordinate differenti, smorzando, anzi trasformando l'energia del primo pezzo in un inarrestabile flusso magmatico di note che viaggiano su tempi medi e grandi contrapposizioni di luci ed ombre giocate su notevoli aperture melodiche.
Tecnicamente si viaggia su livelli ineccepibili, con una produzione che esalta il riffing di chitarra e basso e le ottime idee e i pattern fantasiosi della batteria di Thomas Tofthagen, restituendo un sound graffiante e corposo; dal punto di vista dell'esecuzione invece non ci sono soprese, data l'esperienza dei membri della band.
Insomma, in un 2008 musicale che vede gli impegnativi ritorni sulle scene di nomi altisonanti come Testament o In Flames, una boccata d'aria fresca e una buona alternativa al 'solito' metallo pesante potrebbe incarnarsi proprio nell'ascolto di questi Audrey Horne, provare per credere. E se non avete mai visto Twin Peaks, iniziate a considerare l'idea che vi siete persi parecchio... |
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