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    October 18

    Warnerve - Face of God

     

     
    Non si può certo dire che ai Warnerve non piaccia fare le cose in grande, almeno nelle intenzioni: un disco intotolato al "viso di Dio" (Face of God), al suo interno un mini-concept ispirato niente meno che a 2001: Odissea Nello Spazio (grande successo letterario di Clarke prima, enorme successo cinematografico di Kubrick poi), e una roboante auto-definizione che porta il nome di "Ultra Heavy Stoner Rock".
     
    "Niente male davvero" è stato il mio primo pensiero a riguardo, "davvero niente male" l'ultimo. La sensazione di trovarsi qualcosa di buono tra le mani si concretizza alla fine dell'ascolto in quel senso di appagamento e soddisfazione che qualunque scribacchino si auspica all'atto di inserire il cd nel lettore, e fortunatamente questo è il caso.
    Ma procediamo con ordine: Face of God è il secondo cd autoprodotto dal combo valdostano e segue a quattro anni di distanza No One Survives, lavoro nato dopo anni di tribolazioni, cambiamenti di line-up e di idee musicali. La prima incarnazione della band è chiamata infatti Thrash Or Die (vi lascio immaginare la sua proposta musicale) e il lungo processo di crescita e mutamento porta i 4 dalle spiagge della Bay Area ai deserti Texani, lasciando alla nuova creatura Warnerve il retaggio di una forma espressiva dura e pesante. Cos'è questo Ultra Heavy Stoner Rock allora? Beh, stando a quanto sentito in Face of God, si tratta di una sorta di heavy-stoner rock metallizzato all'ennesima potenza. Pensate ad un incrocio tra i seminali Kyuss, i primi Queens of the Stone Age e gli Slough Feg più epici, con l'aggiunta di una manciata di Pantera ed un pizzico di Hawkwind e ci siete vicini: chitarre grasse, grassissime, una buona varietà ritmica (che tuttavia non diventa mai troppo lenta o troppo veloce, tranne che nel caso di Monolith) una voce roca al punto giusto e un insieme di atmosfere che tra questo mondo e l'altro suggeriscono contemplazione. Alla vastità del deserto si aggiunge l'immensità cosmica, alle rocce arroventate dal sole fanno eco meteore ed asteroidi, alla sabbia si mescola la polvere di stelle. Il tutto prende vita in un corpo musicale fragoroso e quanto mai multiforme, capace di palesarsi in fogge che spaziano dall'aggressività metallara alla lisergia stoner senza soluzione di continuità.
     
    I dieci pezzi che compongono il disco si presentano quanto mai variegati, ispirati e consistenti e creano un ascolto coeso e capace di rivelare nuovi particolari ad ogni iterazione. Tra i migliori segnaliamo Itaca, Failed e Beyond the Infinite, strumentale quest'ultima che tradisce un'esuberanza compositiva che a tratti la band stenta a controllare: peccato veniale che sommato ad una produzione non proprio perfetta (ma ricordiamo che si tratta pur sempre di un'autoproduzione) costituisce il prinicpale difetto del platter. Ma è davvero poca cosa se paragonato alla soddisfazione di cui parlavo in apertura, indi per cui l'ascolto è consigliato praticamente a tutti, chissà che l'Ultra Heavy Stoner Rock non diventi il vostro nuovo genere preferito...
    October 12

    Misery Index - Traitors


    ... Loro ti mazziano, ti mazziano e ti rimazziano; e quando credi che sia tutto finito allora cominciano a mazziarti sul serio!

    Ora, sostituite "mazziano" con "fottono" e otterrete la citazione di un famoso film del 1997 di David Fincher con Michael Douglas e Sean Penn (in premio le mutande usate dai due attori durante le riprese per il primo che indovina di che film si tratta). In questo caso, "loro" sono i Misery Index e l'inciso di cui sopra dovrebbe bastare, per chi ancora non li conoscesse, a far capire che aria tira dalle "loro" parti: odio, rancore, amarezza e malevolenza che trovano la giusta valvola di sfogo attraverso una miscela esplosiva di death metal, grind e hardcore che dall' album di debutto (Retaliate, 2003) continua a non fare prigionieri ed a garantire alla band una rapida ascesa verso le posizioni privilegiate del "metal che conta", arrivando con questo Traitors al fatidico appuntamento del terzo album. Album che, siamo (abbastanza) sicuri, sarà quello della consacrazione definitiva; e se così non dovesse essere, rimarrà comunque una delle migliori uscite in ambito estremo del 2008.

    Death metal moderno, grintoso e potente che ritrova tra le spire di pezzi come Partisans Of Grief, Occupation o American Idolatry tutte le caratteristiche essenziali per la costruzione di un grande disco: ci sono i riff, ci sono tonnellate di violenza, c'è un songwriting sempre vario, fresco ed ispirato, c'è l'esecuzione praticamente perfetta di tutti e quattro i componenti della band (tra cui spiccano i nomi di Jason Netherton e Sparky Voyles dei Dying Fetus). Mai un calo, mai una caduta di tensione, solo trentasette efferati minuti di legnate sui denti distribuite con classe e cognizione di causa che faranno piazza pulita tra gli ascolti di tutti gli appassionati del genere. Va da sè che Traitors ha tutte le carte in regola per diventare un classico istantaneo del metal estremo del nuovo millennio: le radici saldamente piantate in quel bacino d'odio che è stata la Florida degli anni '90 e lo sguardo rivolto alle tendenze e alle contaminazioni più ruvide e crude (grind e hardcore appunto) che il genere ha subito nel corso degli anni. Il tutto è dosato con estrema perizia e il risultato non può essere che vincente. Ogni pezzo è un breve e fulgido esempio di architettura musicale mirata alla distruzione dei padiglioni auricolari del malcapitato di turno, ogni canzone porta con sè quel mix letale di groove e devastazione che molti cercano ma solo pochi riesco ad ottenere.

    A tutto ciò si aggiunga una produzione praticamente perfetta, che rende il disco compatto e pesante come un impenetrabile monolite metallico, e il risultato sarà un lavoro mostruoso sotto tutti i punti di vista. Sfido chiunque a non riconoscere in pezzi come Ruling Class Cancelled o Black Sites la quintessenza del metallo estremo, e questo mi sembra un biglietto da visita più che sufficiente per presentarvi una delle più serie candidate al titolo di "vostra prossima band preferita". Traitor's Word!

    NB: il Misery Index (indice di miseria) è un indicatore economico creato dall'economista Robert Barro negli anni '70 e consiste nel tasso di disoccupazione sommato al tasso di inflazione. E' noto che per un paese un alto tasso di disoccupazione e un peggioramento dell'inflazione provocano disagi economici e sociali. Una situazione in cui l'inflazione sale assieme al numero di persone senza lavoro implica il deterioramento della capacità economica del paese e la crescita del Misery Index.