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    January 28

    Dark Haunters - Aethernal Wile

     

     
    Anticipato da un artwork accattivante e abbastanza esplicativo di ciò che ci si accinge ad ascoltare, vede la luce il secondo demo dei Dark Haunters. Aethernal Wile, questo il suo nome, esce a distanza di quattro anni dal suo successore The Haunter Of The Dark e ci consegna una band in salute, ricca di potenzialità e di mezzi per sfruttarle. La proposta musicale del gruppo di Teramo si può ascrivere a quel black metal sinfonico che, alleggerito dai suoi aspetti più estremi ed arricchito da una serie di influenze che vanno dal thrash al death melodico, fa capo a band come Cradle Of Filth e Old Man's Child.
     
    I cinque pezzi che compongono il cd si presentano articolati, potenti e maestosi, snodandosi su una serie di riff al fulmicotone che ben si sposano con il cupo lavoro d'atmosfera operato dalle tastiere. Sottese da una violenta e precisa esecuzione tecnica (impreziosita da una pregevolissima produzione), la ricerca melodica e la cura della struttura delle song si ergono a tratti peculiari nonchè carte vincenti dei blackster abruzzesi, capaci di concentrare nell'arco dei nove e passa minuti di quella che si può definire la perla del disco, My Noble Creature, tutte le caratteristiche e le suggestioni di un genere come il black metal sinfonico che per quanto inflazionato e probabilmente in declino, è ancora capace di esprimere ottimi valori. Non meno considerevoli comunque gli altri quattro pezzi, in grado di regalare più di un sussulto come ad esempio l'evocativa parte cantata in italiano di Lord Of The Wolves o le complesse trame chitarristiche e sinfoniche dell'opener All The Threads of Our Life, arricchite assieme al resto del lavoro da un solismo chitarristico di estrazione classicamente heavy che mette in luce le notevoli capacità esecutive di Sergio Nallira e Piergiorgio Annibale. Notevoli anche il lavoro dietro alle pelli di Claudio Martella, vero e proprio cuore pulsante dei Dark Haunters, e la spietata performance del singer Emanuele Bizzarro, in possesso di uno screaming abrasivo e tagliente, che dona un tocco di efferatezza in più ai cinque pezzi del demo.
     
    Assolutamente maturi per il successivo passo del full-lenght, i Dark Haunters sono da consigliare senza riserve a tutti gli amanti del genere in quanto, pur con qualche limite legato alla non eccessiva originalità della loro proposta, Aethernal Wile è allo stato attuale delle cose assai meglio degli ultimi album dei tanto osannati quanto decadenti Cradle Of Filth. Vi sembra poco?

    Live Report - Gli Atroci

     


    Con sottile ma efferata cattiveria potreste rispondere a chi vi accusa di ascoltare e magari anche apprezzare una band sui generis come Gli Atroci che, a differenza dei *immettete qui il nome del gruppo preferito del vostro interlocutore*, almeno Gli Atroci SANNO di far ridere e VOGLIONO far ridere la gente. Se poi magari cercate una scusa convincente per snobbare sistematicamente tutti i concerti tranne quello degli Atroci, l'assunto di cui sopra farà ancora il suo sporco dovere. Sia che abbiate sete di vero e purissimo metallo, sia che abbiate bisogno di farvi una bella risata a suon di musica, Gli Atroci sono lì che vi aspettano.

    Con queste premesse, va da sè che un evento che vede la simpatica band bolognese per la prima volta in sud Italia sia un successo annunciato. E la mossa coraggiosa (ma indubbiamente astuta) del Nordwind disco pub di bari si è trasformata in una festa rumorosa, colorata e scomposta di metallari bislacchi, unti, puzzolenti e felici, nonchè nel primo vero passo che potrebbe portare i sei loschi figuri - per l'occasione ridotti a cinque in seguito a fetidi problemi di salute del Nano Merlino ben illustrati dal frontman - a conquistare l'intera nazione nel nome del divertimento e del tanto adorato metallo. Che Gli Atroci avessero già trionfato prima ancora di salire sul palco era evidente dall'incredibile numero persone che si sono riversate in massa nel medio-piccolo locale barese, accalcandosi sotto il palco e lasciando al prossimo poco spazio per respirare e/o godersi una birra in santa pace (ne sa qualcosa il sottoscritto, che ha visto metà della sua pinta rovesciarsi sulla sua giacca e l'altrà metà andargli di traverso in seguito ai ripetuti urti di una donzella saltellante). Forti di questa sicurezza, i cinque bizarri cantori della fede non perdono tempo a presentare, in un momento politico difficile per l'Italia, il programma del neonato partito "Il sole con le borchie":

    1. Con il chiodo tutti a scuola
    2. Con le borchie in ufficio
    3. Orecchino anche nel naso
    4. Niente doccia per un anno
    5. Gli stivali anche in spiaggia
    6. Solo birra a colazione
    7. Ozzy Osbourne al Senato

    Sarà che l'ultimo punto del programma è oggi il meno improbabile di tutti, sarà che alle melodie e ai cori sgangherati e trascinanti della opener è difficile resistere, fatto sta che Fratelli nella fede è acclamata, applaudita e cantata a gran voce (e con grandi balzi) da tutti i presenti, disposti di buon cuore convincersi (se mai ce ne fosse stato bisogno) che "il metallo tutto cambierà". Inutile dire che la band emiliana ha una presenza scenica e una capacità di coinvolgimento del pubblico degna di un consumato ensemble teatrale, utile dire invece che sotto il profilo musicale i nostri si sono rivelati tutt'altro che simpatiche macchiette: soprattutto la Bestia Assatanata alla chitarra (che per inciso assomiglia ad uno Jorn Lande d'annata) e il Lurido Cavernicolo alla batteria hanno dimostrato una tecnica e un feeling da "metallaro serio", il primo in virtù di una serie di assoli ispirati e funambolici, il secondo grazie ad una prestazione incisiva e un tocco granitico, uniti ad un carisma da pazzo scatenato che più volte mi ha fatto pensare al celeberrimo Thunderstick dei Samson e alle sue esibizioni dentro una gabbia. Imprescindibile la figura del Boia Malefico, dedito a cori e coreografie, che sta agli Atroci come il biondino tarantolato stava agli 883 negli anni '90; mi viene da chiedermi se dietro quella maschera nera e quel leggerissimo sovrappeso non ci sia proprio lui.

    Tra gag esilaranti, hit estemporanee come Curati la Gotta, Il Muro (omaggio a Jump dei Van Halen) e Volevo un Taglio Semplice (prima volta in vita mia in cui mi sono sentito a disagio per i miei capelli corti) e ripetuti proclami di fede e fratellanza del carismatico frontman Profeta, la demenziale propaganda metallica degli Atroci continua allegra e spedita, toccando i suoi momenti di maggior intensità con il manowariano inno I Guerrieri del Metallo (che ottiene il doveroso e rispettoso inchino generale di - ehm, quasi - tutto il locale) ed il liturgico rituale della consegna delle tavole della fede dei Dieci Metallamenti, preceduto dal simpatico e blasfemo scambio del gesto di pace col prossimo al segno delle corna e di un "crepa" che con tutto il cuore il sottoscritto ha rivolto alla donzella che aveva precedentemente mandato in rovina la pinta di birra. Un Profeta che col passare dei minuti diventa sempre più nudo consegna magnanimo ad alcune ragazze un buono per "una trombata gratis con Gli Atroci" ed è solo per un soffio che la nostra fotografa Valeria non si trova nella ristretta cerchia di fortunate. Gli ammiccamenti del frontman durante Nemico dell'Igiene (molto "prossima" ad Highway To Hell degli AC/DC), cantata da un sorprendente Boia in versione Bon Scott, e le sue richieste di applausi alla fine delle song che passano da "applauso" ad "ovazione" a "trionfo" incontrano in modo sistematico urla, sorrisi e partecipazione di un pubblico sempre più divertito e (come fa notare Nemico dell'Igiene) sempre più sfatto e maleodorante. Merito del groove pazzesco delle varie Peppino L'Usuraio, Alvaro il Metallaro, Arrivano Gli Untori o Voglio Vederti Morire, dedicata a tutti i truzzi (indovinate invece a chi la dedicherebbe oggi il sottoscritto...), che continuano a far saltare, cantare e scapocciare i numerosi presenti senza sosta e senza ritegno, sino al gran finale con I Tuoi Amici Atroci, in cui il Profeta rimane letteralmente in mutande (di pelle).

    Ad aprire la serata sono stati i Nightfall, giovanissima band locale nata e cresciuta sotto il segno del metallo più puro ed incontaminato. Ora, non so se sia stata l'emozione o lo spirito di Joey Demaio ad irrigidire i muscoli dei quattro ragazzi, ma la loro esibizione è stata viziata dall'ansia che ha preso il sopravvento sin dalle prime battute della opener, una cover di Raining Blood degli Slayer, e ha tenuto in ostaggio i quasi imberbi metalheads per i successivi nove pezzi, che annoverano certe Ace Of Spades, Brothers of Metal, Breaking the Law e persino Ghostbusters (gli Xentrix insegnano). Molto manowarani sono stati i pezzi di produzione propria proposti, tra i quali ne spicca uno dal titolo Darkness falls on the land and the night is falling again (non so dove vada tagliato). I nostri ci mettono comunque grinta, sudore e passione e, a dispetto di un risultato finale non entusiasmante, dimostrano di credere fino in fondo nel loro progetto metallico.

    Alla fine della fiera, tutti (tranne i due tristissimi ragazzi sul palco addetti alle riprese e alle foto) sono tornati a casa stanchi, sudati, felici e con un rinnovato senso di appartenenza a quella minoranza che combatte da sola contro il resto del mondo con la consapevolezza di avere ragione, quei "pochi e neanche buoni" a cui l'ineffabile profeta ha promesso (minacciato) di tornare in un tripudio di urla, applausi ed acclamazioni. Come incentivo all'adesione alle nostre legioni, vi propongo un buono per una trombata gratis con Gli Atroci in cambio di una semplice risposta alla seguente domanda:

    Che cosa noi suoniamo ?
    Che cosa noi vogliamo ?
    In cosa noi crediamo ?
    Che cosa noi mangiamo ?
    Con cosa ci vestiamo ?
    Con chi ci trastuliamo ?
    Con chi ci confidiamo ?
    Per cosa moriremo?



    SETLIST ATROCI
    1. Fratelli nella fede
    2. Curati la gotta
    3. Il muro
    4. Volevo un taglio semplice
    5. I guerrieri del metallo (parte I e II)
    6. Rivolta metallara totale
    7. Arrivano gli untori
    8. Le malattie
    9. Peppino l'usuraio
    10. Nemico dell'igiene
    11. I dieci metallamenti
    12. Voglio vederti morire
    13. Alvaro il metallaro
    14. I tuoi amici Atroci
    January 15

    Dark End - Damned Woman And A Carcass

     

     
    I Dark End sono un gruppo emiliano nato alla fine del 2005 da un'idea del chitarrista Storchi Jorè. Dedita ad un sound oscuro e decadente che affonda le proprie radici nel black metal sinfonico di fine anni novanta, la band produce nel 2007 il primo full-lenght della propria carriera, il quipresente Damned Woman And A Carcass.
     
    Ispirato alle poesie di Baudelaire raccolte in Spleen e Les Fleurs Du Mal, il primogenito dei Dark End evidenzia la fascinazione ad opera di atmosfere fortemente gotiche e drammatiche che la band subisce non solo a livello concettuale ma anche musicale: caratteristica peculiare del suono dei Dark End è infatti il continuo intrecciarsi e susseguirsi di momenti tirati ed aggressivi con parti più melodiche ed orchestrali che stemperano il clima di tensione creato dal ferale riffing della coppia Jorè - Raziel nell'abbraccio lascivo che le tastiere del bravo Simone Giorgini tessono in maniera decisa ma mai invadente attorno all'intera durata del disco. A balzare subito all'orecchio è l'ottima qualità della registrazione, che lascia apprezzare appieno il lavoro di una band preparatissima sotto il profilo tecnico e altrettanto valida dal punto di vista del songwriting. I dodici pezzi che compongono il platter si presentano articolati, variegati e nel complesso abbastanza interessanti, con la pecca di risultare a volte abbastanza innocui in quanto portatori sani del morbo del già sentito. E' vero che in un settore metal sovraffollato quale può essere il black sinfonico può risultare difficile trovare qualcosa di veramente nuovo da dire ma dall'insieme di barocchismi, magniloquenze e pomposità sinfoniche, emerge più di una volta in maniera evidente lo spettro di acts blasonati come Cradle Of Filth, Dimmu Borgir o Limbonic Art. Da contraltare, la capacità della band di risultare convincente quando adduce "granito" alle ritmiche e ai riff di chitarra e batteria costituisce un'ottima base di partenza per la costruzione di una propria identità sonora e una propria personalità all'interno del panorama black.
     
    Pezzi come A Carcass, Sed Non Satiata o The Two Good Sisters mostrano un certo fascino nella loro violenza contenuta ed elegante e costituiscono un intrigante biglietto da visita per una band che possiede ottime potenzialità e ampi margini di miglioramento; l'insistere nella ricerca di un sound più personale, accompagnato alle buone idee già espresse sin ora potrebbe fare dei Dark End una band di cui si sentirà parlare più spesso in futuro. Stay Tuned.